Strumenti E Riviste Di Comparatistica
STRUMENTI e RIVISTE DI COMPARATISTICA
a cura di Francesco Stella
ANATOLE BROYARD, Furoreggiava
ment letterario-artistico quando incontrò
sciamo la scoperta ai lettori). La seconda
Kafka. Ricordi del Greenwich Village,
«un’opera d’arte più che una donna», la
parte è «Dopo Sheri», e racconta in modo
postfazione di FRANCESCO ROGNONI, tradu-
pittrice astrattista Sheri Donatti e si tra-
non meno godibile di molti altri amori
zione di Barbara Cingerli e Francesco
sferì (o meglio fu arruolato) da lei. Fu «un
letterari e soprattutto carnal-sentimentali
Rognoni, Milano, Edizioni Bonnard, 2005,
andare a letto con l’arte moderna», un’arte
dell’autore. Ma si interrompe quando Bro-
pp. 182, A16,00.
che Anatole ancora non capiva. E qui
yard, colpito dal cancro, abbandonò i ri-
manca lo spazio per citare qualcuna delle
cordi per dedicarsi a mettere su carta la
smaglianti, divertenti, disincantate e sem-
descrizione del proprio male.
pre sorprendenti invenzioni di scrittura che
Non fu questa l’unica interruzione nel-
gremiscono questo libro molto speciale.
la vita del nostro. Per anni tutta la New
«Stare con lei – scrive Broyard di Sheri –
York intellettuale attese il grande roman-
era come avere un’erezione continua: dopo
zo che egli avrebbe dovuto scrivere e che
comparatistica
un po’ fa male. Avevo bisogno d’annoiar-
mai uscì. Ci restano, oltre alla raccolta
comparatistica
mi di tanto in tanto – la noia è il momen-
delle sue recensioni, spesso stroncature
to della fantasia – ma lei me lo impediva.
crudeli, un paio di mirabili racconti dive-
Diceva che la noia è un’emozione dome-
nuti cult, e questo libro-ricordo di un’epo-
stica».
ca, della quale Broyard ha contribuito non
La ragazza in realtà si chiamava Sheri
poco a costruire la leggenda.
Martinelli (1918-96), un personaggio che
Carlo Vita
attraversò molti ambienti dell’avanguar-
dia americana. Modella e pittrice astrat-
tista, interprete di film, amica di
ELENA GURRIERI, L’autobus e la
Bukowski, di Marlon Brando e di altre
stella filante. Studi, testi e documenti di
stelle del tempo, protetta dalla mitica
letteratura italiana del Novecento, San
Anaïs Nin, divenne figurativa quando in-
Giovanni Rotondo (Foggia), Grafica Baal
Nel 1946, primo anno di pace, quando
contrò, nel manicomio di St. Elizabeth,
2002, pp. 252, edizione privata fuori com-
«tutti stavano riscoprendo i piccoli piace-
Ezra Pound, di cui fu l’ultima musa (è lei
mercio.
ri», un reduce provinciale di 26 anni, aspi-
la «Undine» del Canto 91).
rante scrittore che veniva dal quartiere
Ma nei ricordi di Broyard si incontra-
«Da una sala da ballo domenicale / tar-
francese di New Orleans, andò a vivere al
no altri personaggi: gli insegnanti ai cor-
di piovuto con la gioia d’una / stella fi-
Greenwich Village. E si sentì gratificato
si per i reduci della «New School», che
lante, l’autobus dell’una / lo riportò d’un
come se stare lì fosse la ricompensa per
erano nientemeno che Meyer Shapiro,
tratto al suo guanciale» (Sandro Penna,
aver fatto la guerra nel Pacifico. Gli sem-
Erich Fromm e Rudolf Arnheim, e gli
Poesie 1938-1955).
brò che il fatiscente Village, ma anche tutta
amici, come Dylan Thomas e la moglie
Non credo arbitrario scorgere nel bino-
New York, avessero «un’immensa, invi-
Caitlin, lo scrittore Delmore Schwartz, che
mio penniano che dà il titolo al volume e
tante dolcezza», come la Parigi degli anni
diventerà protagonista del Dono di Hum-
nella spiegazione che di quel titolo forni-
venti nelle pagine degli americani ‘esuli’
boldt di Saul Bellow. Nel Village poteva
sce l’autrice («L’autobus e la stella filan-
in Europa.
capitare di scontrarsi con un vicino poe-
te [...]: la concretezza della vita e della
Al Village cominciò tutto per il redu-
ta, che si chiamava W.H. Auden, sempre
realtà quotidiana, da un lato, e il proget-
ce: l’educazione alla letteratura, all’arte,
frettoloso e sgambettante con le imman-
to, il desiderio, il sogno, dall’altro», p. 11)
ai sentimenti, alla vita. Erano gli anni
cabili espadrillas (accadde a Sheri, in una
i fondamenti di un metodo in cui la con-
dell’action painting e del revisionismo in
cartoleria, ed entrambi finirono a gambe
creta attenzione al dato documentale si
psicoanalisi, era l’epoca in cui Kafka was
all’aria).
concilia con il «desiderio», con la passio-
the rage, «furoreggiava Kafka». È proprio
Giustamente Francesco Rognoni parla
ne letteraria.
questo il titolo della singolare, godibilis-
nella postfazione di sfacciata purezza e di
Da buona allieva di Lanfranco Caretti,
sima testimonianza d’amore per il Villa-
grazia malandrina, e ricorda il giudizio di
che le è stato maestro all’Università di
ge e per New York, nella tarda rievocazione
un collega di Broyard al New York Times:
Firenze, Elena Gurrieri ha raccolto i frut-
del bohémien neworleanese. Si chiamava
«Non credo che fosse capace di venir fuori
ti – alcuni dei quali davvero preziosi – di
Anatole Broyard (1920-90) e nella Gran-
con una sola pagina noiosa».
ricerche condotte a partire dalla fine de-
de Mela avrebbe fatto strada, divenendo
Uscito postumo a cura della moglie,
gli anni Ottanta e protrattesi fino al 2001.
il raffinato e temuto critico letterario, per
Furoreggiava Kafka si divide in due parti
Quasi tutti i contributi che il libro acco-
diciotto anni, del New York Times.
e riserva una sorpresa finale, un dettaglio
glie (diciotto tra saggi, inediti e recensio-
L’ancora ‘innocente’ Anatole iniziò la
importante taciuto da Broyard e svelato
ni: Una lettera di Penna a De Robertis
sua carriera nel Village e nell’establish-
solo nella postfazione di Rognoni (ne la-
(1957); Prime stampe delle poesie di Pen-
semicerchio
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Michael Jakob
Elena Gurrieri
na; Sul primo Penna; Una prosa lirica di
e me”, ma quello vorrei poterlo fare a voce,
censioni su «L’Italia Letteraria» di Pen-
Sandro Penna non compresa in «Un po’
magari!, se potrò venire a Firenze. La ci-
na (l’incontro tra Montale e Penna, allo
di febbre»; Lettere di Eugenio Montale a
tazione di Govoni mi ha sorpreso, ma non
storico caffè fiorentino delle «Giubbe
Giacomo Debenedetti (1922-1947); San-
sfavorevolmente, anzi. [...] Ho letto la cri-
Rosse», risale alla fine del ’32, lo stesso
dro Penna: sette recensioni su «L’Italia
tica sulle “Ceneri” che, oltre tutto, mi ha
anno in cui Penna inizia a scrivere per la
Letteraria» (1932-1933); Indici di «Mer-
dato il gusto di avere ragione sulla stima
rivista), fino all’inedito e conclusivo Nel-
curio» (1944-1948); Scritti letterari e ci-
mia totale di Pier Paolo (con Elsa Moran-
la spirale di luce. Rina Sara Virgillito, cui
vili di Arturo Loria sul «Mondo» fioren-
te, che pensa anche lei essere le “Ceneri”
è dedicato il saggio, fu poetessa e studio-
tino di Bonsanti (1945-1946); Breve ras-
la cosa migliore di P.P.P., p. 18)» e soprat-
sa di Montale; al primo contributo del ’46,
segna di studi su Sandro Penna (1990-
tutto le trentotto lettere di Montale a Gia-
apprezzato dallo stesso Montale, ha fatto
1996); Festa grande per Anna Banti, si-
como Debenedetti. Apice della non breve
seguito una monografia uscita nel 1990:
gnora della scrittura; Le risorse del ro-
fedeltà della Gurrieri a Montale (special-
La luce di Montale, Milano, Edizioni Pa-
manzo europeo in epoca moderna; Nella
mente all’epistolografo: si veda il recen-
oline. L’auspicio che l’amicizia tra il poeta
riserva ebraica: l’immaginario surreale
te e utile Per l’epistolario di Eugenio
e la Virgillito venga fatta oggetto di ulte-
di Arturo Loria; Una biografia intellettua-
Montale. Indice ragionato delle lettere
riori ricerche da parte di Elena Gurrieri,
le: le lettere di Calvino (1940-1985);
pubblicate (1946-2003) messo a punto
magari con il rinvenimento e la pubblica-
Omaggio a Palazzeschi, geniale «homo
dalla Gurrieri su «Bollettino ’900» [2004],
zione di tutte le relative tracce epistolari
ludens» del Novecento; Una carta d’iden-
n. 1-2), le lettere a Debenedetti – di cui
rimaste, si unisce alla speranza di vedere
comparatistica
tità per il nostro Vieusseux; L’ultima sta-
erano prima noti solo pochi stralci: si veda
riproposto (e arricchito dei lavori più re-
comparatistica
gione lirica e metafisica di Piero Bigon-
la Cronologia di Zampa in Tutte le poesie
centi della studiosa) L’autobus e la stella
giari; Per Giuseppe Favati; Nella spirale
montaliane di Mondadori – contengono
filante in una sede che gli garantisca la
di luce: i viaggi astrali di Rina Sara Vir-
alcune importanti informazioni sulla cul-
giusta fortuna.
gillito), ad eccezione dell’ultimo, hanno
tura letteraria del primo Montale (2 mar-
Niccolò Scaffai
già visto la luce in importanti riviste, da
zo 1924: «Mio caro, il diario di A. O.
«il Vieusseux» a «Paragone», da «Studi
Barnabooth m’è infine arrivato da Parigi»),
Italiani» a «Il Ponte». Al piacere di rileg-
formulazioni illuminanti in rapporto allo
MICHAEL JAKOB, Paesaggio e let-
gere gli scritti della Gurrieri, si aggiunge
sviluppo della tematica montaliana tra
teratura, Firenze, Leo Olschki 2005, pp.
però la sorpresa di ritrovarli in un volume
Occasioni, Bufera e Farfalla di Dinard (6
240, A 24,00.
fuori commercio la cui diffusione, inevi-
maggio 1926: «Se fosse possibile essere
tabilmente esoterica, non rende giustizia
ebrei senza saperlo, questo dovrebbe pur
alla portata che certe ricerche hanno avu-
essere il mio ‘caso’, tanta è la mia possi-
to o dovrebbero avere. La scelta, indotta
bilità di sofferenza, e il mio senso dell’ar-
o ispirata dall’understatement filologico
ca, più che dell’home, fatta di pochi af-
che si apprezza in questi studi, non inci-
fetti e ricordi che potrebbero seguirmi
de sulla coerenza del libro; alla costanza
dovunque, inoffuscati»), dati utili per le
del metodo (basato sul dissodamento di
puntualizzazioni biografiche (la notizia
«diamanti» d’archivio introdotti e sobria-
della morte della madre viene trasmessa
mente commentati) si combina infatti la
nella lettera datata «29 Ott[obre] 1942»,
persistenza di alcune armoniche: Monta-
terminus ante quem che smentisce erro-
le e Penna, le riviste, la cultura letteraria
nee datazioni dell’evento al novembre
a Firenze (nucleo d’interesse, quest’ulti-
’42), spunti per il confronto con altri luo-
mo, a cui afferiscono direttamente i con-
ghi dell’opera in versi e in prosa (Ortello,
tributi sul «Mondo» di Bonsanti, su Pa-
uno dei cavalli da corsa più celebri del-
lazzeschi, su Bigongiari, sul «Vieusseux»;
l’epoca, ricordato nel postscriptum alla
indirettamente pezzi a prima vista estra-
lettera del 24 settembre ’42, torna sei anni
vaganti come Le risorse del romanzo eu-
dopo nel racconto Reliquie, poi incluso in
ropeo in epoca moderna, recensione a Le
Farfalla di Dinard), su cui però le anno-
Trova finalmente la sua veste italiana
risorse del romanzo, Pisa, Nistri-Lischi
tazioni fin troppo discrete della curatrice
il saggio a lungo atteso del comparatista
1996, di Roberto Bigazzi, tra i maggiori
non sempre si soffermano.
svizzero Michael Jakob, direttore della
allievi di Caretti proprio a Firenze).
Un filo montaliano attraversa anche altri
rivista «Compar(a)ison», dopo l’anticipa-
Dal fiorentino Archivio Contemporaneo
notevoli contributi, da quello sugli Indici
zione in francese L’émergence du paysa-
«Alessandro Bonsanti» del «Gabinetto G.
di «Mercurio» (la rivista romana di Alba
ge, pubblicata da Infolio di Gollion l’an-
P. Vieusseux» provengono, del resto, i più
De Céspedes ospitò, nel numero speciale
no precedente. Pochi come lui, che domi-
importanti reperimenti epistolari di Ele-
del dicembre 1944, i Madrigali fiorenti-
na qualcosa come 9 lingue parlate, sono
na Gurrieri: la lettera di Penna a Giusep-
ni, lì intitolati semplicemente Due poesie:
in grado di affrontare la sterminata docu-
pe De Robertis, datata «21 nov[embre]
scorrere gli indici allestiti dalla Gurrieri
mentazione necessaria a ricerche di com-
’57» (da cui si ricava un minimo ma si-
serve anche a restituire quei versi di Mon-
paratistica tematica. Su un tema come
gnificativo spaccato sulla res publica po-
tale al clima storico-politico nel quale e
questo Jakob, che se ne occupa anche
etarum intorno alla metà del Novecento:
per il quale vennero elaborati, e a coglierne
come consulente per l’impatto ambienta-
«Poi ci sarebbe da fare il discorso su “Saba
certe movenze neorealiste) alle Sette re-
le dell’azienda di elettricità elvetica, era
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Michael Jakob
Michael Jakob
stato uno dei primi a manifestare un inte-
elementi naturali e il ricorso a uno schema
que di un documento epocale di «scoper-
resse culturale sistematico. Nel frattem-
fisso che producono «l’invenzione di un
ta del paesaggio». Qui Jakob, conoscito-
po l’ultimo quindicennio ha scatenato una
luogo poetico», mentre il rapporto che a noi
re profondo della letteratura sul testo, in-
vera e propria ondata di studi in proposi-
pare intimo e perfino drammatico di Vir-
vita a considerare con scettica prudenza
to, di cui la pur ricca bibliografia alla fine
gilio con la natura subìta, domata, amata
l’entusiasmo neoumanista, e sulle orme di
del volume tiene conto in maniera selet-
e raccontata viene ricondotto da Jakob alla
Ruth e Dieter Groh ritiene che «il paesag-
tiva, ma equilibrata fra le produzioni nel-
«rappresentazione di una natura generica,
gio non costituisca affatto il tema della
le diverse lingue. Il primo segno di que-
ben ordinata e nutrice» (p. 73) anche nelle
Fam. IV 1». Petrarca naturalmente non
sto suo interesse è già del 1996, quando
Georgiche e nelle Bucoliche. In questa
aveva mai sostenuto di volersi occupare
Jakob inaugura una collana sulla lettera-
campionatura credo che risultati importanti
del paesaggio, e la contraddizione è tutta
tura della montagna («di monte in mon-
avrebbe dato un’analisi delle elegie di Ti-
interna alla critica novecentesca. Quanto
te» di Tararà, Verbania) con una preziosa
bullo, che sul rapporto col paesaggio fon-
si dice abitualmente della struttura alle-
edizioncina commentata della lettera pe-
dano una nuova ideologia poetica.
gorica della lettera si ispira a una sovrain-
trarchesca sull’ascesa al monte Ventoso
Il percorso storico, che senza utiliz-
terpretazione diciamo così «revisionista»
(Familiares IV 1), prima attestazione sto-
zare Auerbach riserva solo due pagine
che ritengo assai meno fondata di quanto
rica – nell’interpretazione di Burckhardt
alla natura biblica sacrificata al rappor-
si pensi (Petrarca propone a mio avviso
– del «moderno» interesse estetico al pae-
to col trascendente, salvo l’eccezione del
una sceneggiatura simbolica, non certo un
saggio. In questo volume, che si basa an-
Cantico, prosegue con un capitolo ric-
travestimento allegorico, e se accomoda i
comparatistica
che sull’esperienza di quella collana,
camente erudito sulla tarda antichità, che
dettagli cronologici del racconto questo
comparatistica
Jakob intraprende invece un percorso sto-
analizza una lettera di Basilio di Cesa-
non significa che sul monte non sia mai
riografico sul rapporto fra letteratura e
rea a Gregorio di Nazianzo (seconda
salito, come qualcuno arriva a sostenere).
paesaggio che dall’antichità classica ar-
metà del IV secolo) e su passi di Tibe-
Jakob la confronta opportunamente con il
riva a Goethe, autore con cui Jakob ha
riano, Claudiano e Libanio: l’interpre-
paesaggio «araldico» del Canzoniere, in-
profonda familiarità: nel complesso il la-
tazione acuta che se ne offre è quella
dividuando nel complesso della lirica di
voro propone qualcosa di vagamente pa-
della percezione di una crisi prodotta dal
Petrarca una coscienza poetica del paesag-
ragonabile con l’altro bel libro sull’argo-
conflitto fra modelli di pensiero e visioni
gio come risultato di una metamorfosi
mento, Lo sguardo escluso. L’idea di pae-
del mondo contrastanti in un periodo di
dell’io e «sottoprodotto dell’io alienato».
saggio nella letteratura occidentale di
transizione definitiva dal paganesimo al
Esiti ulteriormente fruttuosi avrebbe dato
Giorgio Bertone (1999), di cui è meno
cristianesimo.
a mio avviso un sondaggio sulle poesie la-
vivace e magmatico ma decisamente più
Lo spazio della letteratura medievale
tine di Petrarca: un genere che, non essen-
ordinato e sistematico nel procedimento
in sintesi di questo tipo è regolarmente
do costretto dai limiti dimensionali che im-
cronologico e nella individuazione e nel-
compresso, se non obliterato, a causa
pongono al sonetto e alla canzone una ri-
la connessione dei problemi.
della mancanza quasi assoluta di tradu-
duzione automatica del paesaggio a segno,
Anche Jakob parte dalla tesi di Helbig,
zioni e di edizioni dell’immenso patri-
rivela un raporto assai più complesso e
che – nonostante la nascita del termine
monio di opere prodotte in Europa fra il
profondo del poeta aretino con una vera e
antico alto tedesco lantscaf come ‘paesag-
500 e il 1500. L’eccezionale fascino dei
propria geografia ideale che abbraccia
gio’ risalga solo al XVI secolo, parallela-
paesaggi nordici dei Gesta Danorum di
nazioni e scenari di tutta l’Europa e tipo-
mente alla nascita della pittura paesistica
Saxo Grammaticus e della storia eccle-
logie assai più varie di soluzione paesi-
– individua nell’ellenismo, e specifica-
siastica di Adamo da Brema, così come
stica, in testi di un fascino estremo. Jakob
mente nelle Talisie di Teocrito, la prima
i paesaggi magici di Walter Map, e pri-
comunque conclude che Petrarca «inven-
apparizione di un interesse estetico al
ma ancora i paesaggi lirici di Walafrido
ta un vero e proprio modello intellettuale
paesaggio, dovuto sostanzialmente al ri-
Strabone nel suo incantevole Hortulus,
del rapporto con la natura» (p. 105) che
conoscimento della campagna come alte-
e cento altri richiami che si potrebbero
tuttavia non inaugura un’epoca, perché alla
rità rispetto all’intellettualità urbana e al-
fare vengono ridotti al solito schema del
sua poesia «seguirà di nuovo, per secoli,
l’alienazione prodotta dalla perdita della
paesaggio retorico, che risale a Curtius
una visione prevalentemente convenzio-
convinzione in una simbiosi col cosmo –
e ha i suoi fondamenti ma copre solo una
nale della natura [...] sommersa da una
che forse però è solo un mito della storio-
parte minimale di un complesso di testi
prospettiva che si limita al generale, al-
grafia classicista. Più influente di quanto
così esteso. La conclusione è ovviamen-
l’universale».
si sia pensato è a nostro avviso la diffu-
te che «lo spazio della letteratura medioe-
Dopo Petrarca, lo sguardo si sposta bre-
sione – registrata da Jakob fin dal capito-
vale [...] non dischiude alcuna vista sul
vemente su Enea Silvio Piccolomini, os-
lo introduttivo – delle rappresentazioni di
paesaggio» (pp. 88-89).
servatore del paesaggio italico modellato
nature artificiali e loca amoena di prove-
Diventa più agevole così attribuire alla
dall’intervento umano, e su Konrad Ges-
nienza orientale – dove come si sa la let-
meravigliosa lettera petrarchesca del
sner, la cui Lettera sull’ammirazione del-
teratura ebraica e persiana avevano costi-
Monte Ventoso il ruolo che da Burckhardt
le montagne e la Descrizione dell’ascesa
tuito quelle che potremmo considerare di
– mitografo dell’umanesimo, totalmente
al Fracmon «marcano un periodo signifi-
gran lunga le prime esperienze di paesag-
insensibile alle letterature medievali – le
cativo nella storia della scoperta delle
gio estetico.
viene riconosciuto, di prima apparizione
montagne» come sollecitazione a un nuo-
L’idealizzazione è ripresa e potenziata
di un sentimento della natura, e specifi-
vo sentimento di meraviglia verso uno
dai Romani, soprattutto da Orazio, in cui
camente della montagna, quale sarà quello
spettacolo di cui l’uomo torna a sentirsi
si enfatizza il valore di segno dei singoli
del turista o alpinista moderno, e comun-
parte. Qui il percorso si frastaglia in bre-
semicerchio
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Guido Mazzoni
Guido Mazzoni
vi incisi fra John Dennis (lettera del 1688
GUIDO MAZZONI, Sulla poesia mo-
di questo processo ma riconoscere che la
sul viaggio attraverso le Alpi), Thomas
derna, Bologna, il Mulino, 2005, pp. 256,
tendenza a pensare per epoche non è «il
Burnett (Telluris theoria sacra) e Shafte-
A20,00.
riflesso di un tacito hegelismo» che river-
sbury, per tornare a distendersi su Joseph
bera in autori pur tra loro molto diversi
Addison (Grand Tour del 1699), che con-
Il saggio di Guido Mazzoni sulla gene-
ma dipende «dalla natura dell’oggetto
ferma il meccanismo dominante nella let-
si del concetto di poesia moderna intesa
considerato» ovvero dal suo essere costi-
teratura di questo genere: la scoperta del
come «tentativo di imitare l’esperienza
tuito da «forme simboliche» e, secondo
panorama letto attraverso la cultura (che
invece che riassumerla» (p. 91) e sulle
la definizione che Cassirer riprende da Pa-
Jakob definisce in questo contesto «im-
modifiche subite dal genere nel corso della
nofski, dal suo essere «un segno sensibile
maginazione secondaria»). Lo si defini-
storia, grossomodo dal XVI secolo ad
che rimanda ad un contenuto spirituale».
sce come uno sviluppo «ancora a venire»,
oggi, ha molti meriti, tematici, metodo-
Forte di un impianto teorico metodolo-
la necessità della conversione letteraria di
logici e stilistici. Uno di questi meriti è
gico e stilistico capace di avanzare moti-
una nuova, sublime realtà, ma in fondo si
indubbiamente la chiarezza dell’impian-
vate riserve nei confronti di autori molto
tratta di una riproposta del metodo medie-
to teorico e la scelta di «evitare quella
noti (Friedrich, Bloom) e correnti critiche
vale di leggere la realtà con gli strumenti
forma di reticenza che di solito circonda
oggi molto accreditate (New Historicism)
della propria formazione, di interpretare
gran parte delle costruzioni intellettuali e
coniugando con lucidità diverse teorie –
le realtà oggi considerate primarie con gli
togliere dal cono d’ombra i fondamenti del
come la ricostruzione topografica della
specchi di quelle che oggi definiamo realtà
mio discorso» (p. 15). Mazzoni cita più
letteratura suggerita di Jauss e le «ere
comparatistica
secondarie. Certo è che con questo seco-
volte i passi della Teoria Estetica e delle
geologiche» della letteratura sognate da
comparatistica
lo e a queste latitudini fioriscono subge-
Note per la Letteratura in cui Adorno so-
Benjamin – questo secondo saggio di
neri di tipo arcadico, come il country house
stiene che le forme dell’arte sono dei con-
Mazzoni (che segue l’altrettanto interes-
poem di Ben Jonson o di Marvell fino al
tenuti sedimentati che raccontano «meglio
sante Forma e Solitudine Milano, Marcos
Cooper’s Hill di John Denham, che inau-
dei documenti» la storia degli uomini; i
y Marcos, 2002) apre un’importante ed
gura la cosiddetta local poetry e la poesia
materiali estetici infatti ci restituiscono
utilissima «via comparatistica alla lette-
pittorica, del tutto analoga agli sviluppi
una visione essenziale dell’accadere quasi
ratura italiana» fondata sulla possibilità di
figurativi dell’epoca, vistosamente in-
che la loro natura icastica li predispones-
proiettare il discorso di una letteratura
fluenti sulle Seasons di James Thomson:
se a diventare «la meridiana di una filo-
nazionale su un orizzonte ermeneutico
questa escursione, su terreni per noi meno
sofia della storia». Così facendo Mazzo-
condivisibile nelle sue premesse teoriche
battuti, trova un punto fermo ne Le Alpi,
ni dichiara apertamente la sua fiducia nel
e apertamente discutibile sul piano delle
dove Albrecht von Haller chiuderebbe,
valore rappresentativo delle esperienze
acquisizioni critiche («questo libro intende
nell’interpretazione di Jakob, il cerchio
estetiche; una fiducia altamente problema-
proporre un’interpretazione unitaria del-
che da Petrarca porta alla prima vera rap-
tica – come dimostra l’attenzione rivolta
la poesia moderna. Il taglio del mio di-
presentazione letteraria del sublime alpi-
alle dinamiche di formazione del canone
scorso è comparatistico e le tesi di fondo
no per rifondare una nuova contrapposi-
letterario ed emerge dal confronto con le
valgono per tutte le letterature occidenta-
zione fra civiltà e natura selvaggia, alie-
posizioni del Bourdieu critico dell’hege-
li, anche se lo spazio concesso alla lette-
nazione e purezza sorgiva. Le tracce di
lisme rammollì e con il Genette negatore
ratura che conosco meglio, quella italia-
questa riconquistata significazione anto-
dei concetti tradizionali di genere – ma pur
na, risulta inevitabilmente maggiore del-
nimica vengono sagacemente seguite fino
sempre sostenuta, sulla scia di Vico, dal-
lo spazio concesso ad altre» (Introduzio-
agli sbocchi preromantici, ai romanzi di
l’espressione di alcune ‘degnità’ inerenti
ne, par. 6 Che cos’è la poesia moderna,
Rousseau e Bernardin de Saint-Pierre e si
le possibilità di scrivere una «storia della
p. 39).
capovolgono nel Werther, dove la natura,
cultura» in grado di coniugare la teoria
Mi pare che il saggio ruoti attorno ad
oltre ogni mimetismo, diventa come non
della lunga durata del valore estetico alla
un’idea centrale molto ben argomentata
è stata mai il luogo della conoscenza di
teoria dei generi e di affrontare in un uni-
secondo cui «la metamorfosi da cui ha
sé, e l’io assume il ruolo di portatore di
co discorso organico i trattati cinquecen-
origine l’idea moderna di lirica è la stes-
senso in un paesaggio che si articola ora
teschi sulla poetica di Aristotele e la «poe-
sa che porta alla nascita della poesia mo-
in tutta una nuova e mobile gamma di ar-
sia rock» di Tondelli.
derna»: questa metamorfosi si spiega col
ticolazioni psicoretoriche. Pur con gli ine-
Cosa che a Mazzoni riesce benissimo,
primato dell’introspezione sulla mimesi e
vitabili silenzi e le dovute oscurità, è qui
soprattutto perché avviene in maniera sti-
a partire dall’identificazione di un nuovo
che plausibilmente conduce il percorso
listicamente pacata, senza ansie di provo-
genere letterario ben definito che ha il suo
disegnato da Jakob, che in questa transi-
cazione ed evitando il tono anarco-apo-
modello nel Canzoniere petrarchesco, ma
zione a un rapporto più sostanziale e a
calittico caro a certa critica post-struttu-
che di fatto nasce due secoli dopo la mor-
un dominio più cosciente vede la nascita
ralista particolarmente fedele al Nietzsche
te del suo autore, nella «svolta» operata
del paesaggio come oggetto consapevol-
«genealogista». Se per il genealogista è
dalla ricezione rinascimentale dell’opera
mente estetico, come se finalmente la per-
facile dimostrare che il giudizio del tem-
come fondamento di un nuovo «genere»
cezione letteraria della natura avesse tro-
po è la stratificazione postuma di un arbi-
(Segni, Guarini, Minturno, Viperano, To-
vato finalmente la propria romantica ma-
trio, presupporre l’esistenza di uno Zeit-
relli, Tasso, Scaligero etc.).
turità.
geist o di un Episteme capace di riassu-
Questo nuovo genere, che prende con-
Francesco Stella
mere tutte o la maggior parte delle espres-
sapevolezza di sé nel momento in cui la
sioni estetiche di una data epoca storica
tripartizione degli stili diventa un luogo
non significa negare la realtà fenomenica
comune, si basa sull’esistenza di un io
r i v i s t a d i p o e s i a c o m p a r a t a X X XIV 2 0 0 6
semicerchio 107
Pierluigi Pellini
Pierluigi Pellini
biografico «completo» ( «l’uomo comple-
trico» (cap. IV, par. 7) le cui «premesse
no con l’amato/odiato Flaubert o persino
to» auspicato dal De Sanctis alla fine del-
di lettura» non possono essere disattese,
con il peggior Zola (quello di Le Voeu
la sua Storia della letteratura italiana) che
ritengo che il saggio di Mazzoni sia un te-
d’une morte, per intenderci) o, ancora, gli
non imita ma «è parlato» dalla natura.
sto importante perché tende alla compren-
studi che s’interrogano sull’eredità tutta
Nell’evidenziare la discontinuità roman-
sione del contemporaneo ed alle sue proie-
derobertiana raccolta da Tomasi di Lam-
tica tra poesia e dramma, tra soggettività
zioni dislocate in un orizzonte di lunga
pedusa.
e oggettività, tra parola privata e pubbli-
durata; infatti anche se non sono del tutto
Scandagliando con acribia quasi filolo-
ca, tra mimesi interna e mimesi esterna
persuaso del fatto che il linguaggio spon-
gica le ragioni che nel 1874 spingevano
Mazzoni lega l’emergere del moderno
taneo incontri facilmente il senso comu-
Verga a rifiutare in toto l’ideologia sotte-
concetto di poesia al trionfo di una sog-
ne (e che chi contesti questo paradigma
sa a Madame Bovary e le provocazioni del
gettività critica che conforma la storia
si muova come un satellite attorno ad una
suo scrittore, e analizzando quelle che di
della poesia alla storia della lirica ora in-
tradizione egemone senza riuscire a strap-
lì a pochi anni lo porteranno ad abbrac-
tesa come modello espressivo di quello che
parle il primato) è difficile pensare un
ciare il credo naturalista senza (troppe)
l’autore chiama, riprendendo la formula
discorso critico più sensato e realistico di
remore, Pellini ci restituisce un’ottica di-
di «autobiografismo trascendentale» for-
quello cui giunge l’autore nelle sue con-
menticata grazie alla quale ci si avvicina
mulata da Contini, «autobiografismo em-
clusioni sulle modificazioni intrinseche ed
a questi testi senza il timore che il loro
pirico».
estrinseche che rimettono in discussione
fascino e il loro valore venga diminuito
Parlando di canone, in campo poetico
l’«elemento musale» della poesia con-
dall’individuazione di fonti comuni o con-
comparatistica
questa narcisistica «storia dell’io» (nel
temporanea (Conclusione, par. 3, Poesia
taminazioni.
comparatistica
senso descritto da Christopher Lasch) alla
e canzoni pp. 221 e sgg).
Seguendo una prospettiva antropologi-
lunga è risultata vincente come forma sim-
Andrea Amerio
ca, narratologica e tematica, lo studioso
bolica che meglio di tutte le altre ha rap-
propone in un unico volume lavori già editi
presentato l’interruzione della catena so-
e altri inediti o tradotti per la prima volta
ciale e simbolica che attraversa come una
PIERLUIGI PELLINI, In una casa di
dal francese e discute l’immagine archi-
faglia profonda la conformazione che
vetro. Generi e temi del naturalismo
tettonica e zoliana della «casa di vetro»,
definiamo modernità e la caratterizza; ma
europeo, Firenze, Le Monnier, 2004, pp.
rendendo ancor più chiaro il debito che il
il diritto all’inappartenenza costantemente
264, A 17,00.
romanzo novecentesco ha nei confronti
esercitato dalla poesia moderna (da Bau-
della sperimentazione e dell’avanguardia
delaire ai crepuscolari, da Montale a Se-
di fine Ottocento. Non senza lasciare in-
reni) che a livello linguistico si realizza
tendere però che la metafora della traspa-
nell’allargamento del campo metaforico
renza agisce spesso e volentieri a livello
che «disumanizza» il sistema dall’arte
stilistico, ma mal si adatta a delineare una
(Ortega y Gasset), a livello di ricezione
poetica chiara e univoca, trasparente ap-
configura una sorta di «logica di casta»
punto, del Naturalismo. Anzi.
che, privata della scala di valori che rego-
Attraverso l’attenta analisi dei plans e
lava l’arbitrio della creatività, trasforma
degli abbozzi zoliani (sezione che occu-
ogni valore letterario in un valore di posi-
pa non solo fisicamente la parte centrale
zione relativo «l’unica certezza di presti-
del volume), lo studioso ci ridona un’im-
gio essendo il prestigio accumulato dalle
magine non univoca e monolitica, ma
scuole, dalle correnti, dalle tendenze».
ambigua e contraddittoria del romanzo del
Anche per questa sua costante volontà
secondo Ottocento, prodotto spesso di
di «emancipazione dalla reticenza» (per
equilibri precari, risultanti dalla tensione
usare la bella definizione che Gianni Ce-
all’immaginario romantico e dall’osser-
lati applicava all’emergere della forma del
vanza di un progetto teorico e delle sue
Novel, ma che oggi potrebbe benissimo
contraintes naturaliste. Pellini ripercorre
valere per il tipo di «narrazione critica»
Che cosa potrebbe aggiungere un nuo-
inoltre le pagine più emblematiche del
proposta da Mazzoni) è auspicabile che
vo studio critico sul Naturalismo france-
Mastro-don Gesualdo, dei Viceré, dell’As-
questo testo non resti un caso isolato; an-
se alla già folta, e non sempre indispen-
sommoir, di Germinal e ne evidenzia e
che perché non è così comune trovare in
sabile, letteratura sull’argomento? Il com-
discute l’ossessione tutta naturalista per
un unico testo significativi e reali apporti
paratista Pierluigi Pellini suggerisce inve-
la morte, gli explicit tra la dissacrazione
allo studio della poesia e della critica leo-
ce nel suo In una casa di vetro. Generi e
dei topoi romantici e il finale della morte
pardiana (si veda la profonda lettura
temi del naturalismo europeo (Le Mon-
in sordina, il tema ricorrente della follia,
dell’Infinito del cap. II) accanto ad una
nier 2004) nuovi rapporti e nuove prospet-
l’attenzione quasi morbosa al patologico,
tanto chiara esposizione diacronica dei
tive da cui guardare al Naturalismo e agli
il concetto di tipo.
rapporti tra lirica e poesia, dalla poetica
esiti migliori del nostro Verismo. Sono po-
L’opera si configura quindi come una
antica a quella alessandrina, fino alla
chi, infatti, i testi che affrontano in una
lettura per gli addetti ai lavori ma anche
moderna teoria dei generi.
seria ottica comparatistica lo studio dei
come un invito rivolto a studenti e non spe-
Così, pur non condividendo del tutto, o
capolavori francesi e italiani, e altrettan-
cialisti per rivalutare e rileggere l’histoi-
meglio riconoscendo ma non auspicando,
to esigui sono i lavori che indagano sui
re naturelle et sociale del romanzo natu-
l’idea di una lirica come «genere egocen-
legami che i capolavori verghiani stringo-
ralista italiano e francese. Una buona oc-
semicerchio
r i v i s t a d i p o e s i a c o m p a r a t a X X XIV 2 0 0 6
108
Andrea Cortellessa
Giovanni Raboni
casione per ripercorrere, attraverso una
un «orecchio interno: «naturale», certo,
può dire che senza Ungaretti la poesia ita-
ricostruzione mai scontata e superficiale,
ma irriducibile a qualsiasi forma d’impres-
liana sarebbe stata, probabilmente, assai
le discussioni e le problematiche non an-
sionismo; e specificamente appartenente,
meno italiana – più disposta, cioè, a con-
cora risolte su un periodo della storia let-
fra i critici, a chi conosca appunto dall’in-
vogliare e far reagire dall’interno di se
teraria europea che reclama il diritto ad
terno le logiche – non spontanee, non «cre-
stessa fermenti, dubbi e crolli, spinte di-
analisi e studi seri perché non ha ancora
aturali»; ma tecniche ed empiriche, «ma-
sgregatrici e innovatrici che hanno forma-
finito di dirci tutto. Il resto – come annun-
teriali» – della creazione artistica». L’orec-
to, negli stessi anni, le vicende della poe-
cia l’autore stesso nelle ultime pagine del
chio appannaggio di critici «che scrivono
sia e della letteratura nel resto d’Europa
volume – «sarà per un’altra volta».
anch’essi (nella fattispecie) poesie». (393)
e del mondo» [42]), suggerendo alterna-
Nadia Rosso
Che l’intreccio di pratica poetica e di pra-
tive prospettiche rivolte alla «fluidità di
tica critica rifletta sugli scritti de La poe-
certi passaggi e [al]l’importanza di certi
sia che si fa – varî per cronologia ed as-
rapporti attraverso o al di là delle dichia-
GIOVANNI RABONI, La poesia che
setto, e rimotivati dalla struttura tripartita
razioni di appartenenza e degli schiera-
si fa. Cronaca e storia del Novecento
‘direzionale’ – le angolazioni di uno sguar-
menti “ufficiali”». (206) Così per «l’im-
poetico italiano. 1959-2004, a cura di AN-
do storicamente posizionato è accidente
magine intermedia della modificazione»
DREA CORTELLESSA, Milano, Garzan-
minimo, discreto, del dialogo ad incastro
opposta alla «ipotetica alternativa secca»
ti, 2005, 415+VII pp., A19,50.
con i libri, con la loro storia e con la sto-
continuità e rottura nell’attraversamento
ria della loro esegesi. Interprete dal di
della poesia del secondo Novecento (192)
comparatistica
dentro della cultura del Novecento poeti-
o per la «parentesi di metodo» ritagliata
comparatistica
co italiano, Raboni opera scelte di campo
sul «grande minore» Solmi, da rileggersi
precise e reiterate, esorcizzando però ogni
in «eccellente compagnia» di altri, più
«riprovevole assenza di alterità» (86) con
ascoltati protagonisti di un «filone non
la tenuta dialettica e con la tensione in-
‘novecentesco’» della poesia italiana
terpellativa del discorso critico. Più della
(Saba, Noventa, Betocchi ma anche Pen-
quadratura generazionale delle esperien-
na e Caproni). Attorno a misurazioni non
ze di Sereni, Caproni, Luzi e Bertolucci;
necessariamente, o non interamente, con-
dell’opposizione alla «sperequatissima
divisibili si fissano – tanto nella presa di-
‘triade’ Ungaretti-Montale-Quasimodo» e
retta della recensione e dello scritto d’oc-
a tutte le triadi canonizzate dall’«imma-
casione quanto nella distensione del sag-
ginazione burocratica dei divulgatori» di
gio panoramico e storiografico – indica-
«altri testimoni, (...) altri maestri, ricac-
zioni di procedimento piuttosto irrefuta-
ciati in fondo, chissà dove, a far da com-
bili (anche nella critica, del resto, «la ve-
parse» (12-13); dell’antagonismo coinvol-
rità tecnica di un processo può testimo-
to nella neoavanguardia organizzata (228)
niare della verità di senso alla quale il
ad imporsi è la campata dialettica, quasi
processo medesimo perviene» [164]):
teorematica, della scrittura critica di Ra-
dallo scioglimento degli schemi interpre-
Nella Prefazione agli scritti di Giorgio
boni, tesa ad attutire, a circoscrivere, a
tativi canonici all’opzione per arcate in-
Caproni depositati postumi ne La scatola
rendere «più duttili e sfumate» formule in-
tergenerazionali e reversibili («non sem-
nera (Garzanti 1996) Giovanni Raboni
terpretative aliene «non tanto, si badi, per
pre i poeti più anziani influenzano i più
discorreva di quella «razza particolare e
limitarne la portata, quanto invece per ac-
giovani; può anche avvenire il contrario»
(...) particolarmente pregiata di critici» (7)
crescerne – magari, se occorre, a detrimen-
[66]), dalla distinzione tra ‘fatto lettera-
della cultura letteraria italiana del secon-
to della suggestione – l’utilità esegetica»:
rio’ e ‘fatto poetico’ all’attenzione ai per-
do novecento inverata dai critici-poeti:
si vedano le prove a contrariis sull’assenza
ché dei poeti e della loro (s)fortuna criti-
critici di sostanza e di divinazione, di fe-
di contenuti nella poesia di Ungaretti [39-
ca. Ognuno continuerà poi, verosimilmen-
licità di giudizio e di senso storico, di ri-
40] o la premessa teorica sull’intraduci-
te, a riconoscere i suoi simili («sia chiaro
spetto dell’oggetto d’indagine e di capa-
bilità della poesia per approdare al ‘come
che non m’affascina per il nulla il gioco
cità argomentativa; critici, in sintesi, pas-
volevasi dimostrare’ del paradosso razio-
sadico-puerile delle preferenze; ciascuno
sati dal ‘naturale’ al ‘professionale’. Nel-
nale, letterale e non polisemico, della
si tenga cari i poeti che ha più cari» [45]),
la Postfazione agli scritti di Giovanni
poesia di Pasolini, «che è stato (...) «poe-
ma mettendo almeno in conto la compre-
Raboni – di uguale e più cocente destino
ta» innanzitutto e in tutto, nel cinema come
senza della ‘diversità’, categoria centrale
postumo – riorchestrati ne La poesia che
nel teatro, nella pubblicistica come nel ro-
della critica di Raboni e, in ultima anali-
si fa (il titolo è tratto dal curatore da un
manzo – in tutto, sarei tentato di aggiun-
si, portato logico della ‘premessa’ maior
saggio del 1963 di saldo investimento
gere, assumendomi la non lieve respon-
de La poesia che si fa: «L’importante è
empirico sulla «poesia che si fa, che si sta
sabilità dell’ipotesi, tranne che nella poe-
essere ben convinti che la poesia non è né
facendo e non più, o non soltanto, della
sia» [301].... (172) Fermo nel giudizio
uno stato d’animo a priori né una condi-
poesia che si dovrebbe fare» [387]) An-
storico ed estetico – la fedeltà al già detto
zione di privilegio né una realtà a parte
drea Cortellessa, critico-critico tra i più
e al già scritto risalta nella successione
né una realtà migliore. È un linguaggio:
fecondi e generosi dei giorni nostri, pre-
degli scritti dedicati al medesimo autore
un linguaggio diverso da quello che usia-
cisa sull’autore il ritratto di un (poeta-)cri-
– Raboni s’apre al campo congetturale del
mo per comunicare nella vita quotidiana
tico di poesia «specificamente» guidato da
‘cosa sarebbe stato’ (esemplarmente: «si
e di gran lunga più ricco, più completo,
r i v i s t a d i p o e s i a c o m p a r a t a X X XIV 2 0 0 6
semicerchio 109
Cettina Rizzo
Cettina Rizzo
più compiutamente umano». (5) E del suo
via d’una continua tensione al calco perso-
pre aperta alle suggestioni di una riscrit-
«ultimo, forse superfluo corollario: la
nale, all’invenzione linguistica e metrica.
tura seguendo l’impulso di una variazio-
poesia, in sé, non esiste – esiste soltanto,
Stefania Squatrito, nell’analizzare l’Hi-
ne» (p. 146). Universo poetico che, com’è
di volta in volta, e ogni volta inaudita, ogni
stoire d’Alphonse et de Bélasire di Mme
evidente ai lettori del siciliano, esplode a
volta imprevedibile e irrecusabile, ogni
de La Fayette, procede anch’essa dall’ana-
contatto con Les Fleurs du Mal, qui mes-
volta identica solo a se stessa, nelle paro-
lisi del testo di partenza inquadrato cor-
so sotto la lente d’ingrandimento da Fran-
le dei poeti» (ibid.).
rettamente nel suo contesto per approda-
cesca Alessandrello (Bufalino traduttore
Federica Capoferri
re solo in un secondo momento al confron-
di Baudelaire: un perfetto esempio di ‘af-
to tra testo italiano (L’amor geloso, Sel-
finità elettiva’). Baudelaire è per Bufali-
lerio 1980) e fonte francese. Tra i feno-
no il reagente che – lo possiamo verifica-
Le voleur de feu. Bufalino e le ragio-
meni più rilevanti si segnalano: «la spic-
re nel saggio di Daniela Giusto Per Poe:
ni del tradurre, a cura di CETTINA RIZ-
cata rielaborazione grafica e tipografica
leggere per scrivere – mette in moto uno
ZO, Firenze, Olschki, 2005, A23,00.
del testo italiano» e le «difformità lessi-
dei più interessanti ragionamenti sulla tra-
cali e sintattiche che, non limitandosi al-
duzione, e quindi sulla scrittura come let-
Ecco un libro importante. Ben scritta e
l’aspetto grafico, intaccano il piano con-
tura e rilettura, come creazione di sé e del
stimolante, la presente raccolta di saggi
tenutistico» (fenomeno particolarmente
mondo. La traduzione di Baudelaire è per
riesce perfino a sembrare, pur nella sua
evidente nei luoghi romanzeschi più dram-
Bufalino un placebo, terapia per indurre
accademica veste, attuale, tempestiva,
matici). Il saggio si conclude con un ra-
il sonno attraverso la ricostruzione dei testi
comparatistica
puntuale nell’indagare uno dei filoni mag-
gionamento sulla scelta del traduttore e
baudelairiani a partire dalle rime e nel rit-
comparatistica
giori della comparatistica e della teoria
sull’interesse tematico oltre che stilistico
mo imposto dalle scelte metriche, e cata-
della letteratura contemporanea – la tra-
per l’opera francese.
lizzatore di poesia, un perfetto strumento
duttologia -, nel corpo vivo di uno scrit-
Un curioso libro di Bufalino (E. Renan
per riattivare – vincolo metrico-semanti-
tore che della traduzione ha fatto una ra-
– J. Giraudoux, Due preghiere, a cura di
co – il nuovo processo creativo che è la
gione di vita e di scrittura («un’attività
G. B., Sellerio 1981) è l’occasione del
traduzione stessa (secondo un’interpreta-
strutturante dell’opera letteraria di Bufa-
terzo saggio: Rossana Curreri, Bufalino
zione che ci porta – come ho avuto occa-
lino», p. 7). L’approccio filologico-lette-
traduttore di Renan ovvero infinito inter-
sione di scrivere altrove – in un’area pros-
rario prima che teorico – è significativo
prete di se stesso. L’interesse per Renan
sima alla letteratura potenziale e alla ré-
che non ci sia una teoria di riferimento
e in particolare per una sua opera minore
glomanie di Raymond Roussel. Le lunghe
trasversale alle cinque autrici – garanti-
(Preghiera sull’Acropoli) è correlato per
analisi di Alessandrello ci conducono così
sce una ricchezza di informazioni circa i
Curreri ad affinità biografiche, secondo
al centro della poetica di Bufalino, che qui,
testi e gli autori affrontati, fornendo di fatto
una logica di ‘immedesimazione’: la pas-
nella lettura-scrittura delle Fleurs du Mal,
gli elementi per leggere e rileggere l’in-
sione filologica e traduttoria di Renan e
trova uno dei suoi punti di origine e di
tera produzione letteraria di Bufalino.
Bufalino, la crisi religiosa culminata con
continuo ritorno.
Maria Cristina Pino affronta la versio-
l’abbandono del cristianesimo, il cui vuoto
Claudia Cardone chiude il discorso sulle
ne di Suzanne et le Pacifique di Giraudoux
viene colmato dall’esperienza estetica,
traduzioni poetiche di Bufalino, affrontan-
(trad. it. Susanna e il Pacifico, Sellerio
avvicinano Bufalino a Renan. In conse-
do le versioni di sette poesie di Hugo (Le
1980), prima occasione per riflettere sul-
guenza di ciò, dice Curreri, Bufalino tra-
orientali, Sellerio 1985), stavolta non as-
lo statuto complesso dell’arte traduttoria
duce il testo di Renan alla lettera: «la scelta
solutamente isometriche, come nel caso
di Bufalino, a un tempo lettore innamo-
traduttiva di operare un incessante corpo
bodleriano: «Bufalino rispetta... l’arma-
rato, critico glossatore, esecutore e rifa-
a corpo con il testo è dettata... non solo
tura della poesia ma sfugge volentieri il
citore appassionato, cultore della copia e
dalla tradizione di tradurre testi sacri, e
sincronismo fra suono e senso, conceden-
dell’intarsio come strumenti di costruzione
di conseguenza quelli ritenuti tali, rispet-
dosi una certa libertà nella distribuzione
di un mondo che non può essere che let-
tando il principio di ‘letteralità’ afferma-
dei versi all’interno della strofa» (p. 212).
terario. Nelle pagine di Giraudoux, Bufa-
to da san Gerolamo, ma si rivela anche
Infine, il pezzo finale dedicato allo splen-
lino trova sfogo al suo barocco borromi-
indice di una piena affinità di sentimenti
dido volumetto Per Poe (Sellerio 1988),
niano, al punto di ricorrere spesso – sono
religiosi tra i due autori che comunicano
raccolta anomala quanto bufaliniana dei
parole di Maria Cristina Pino – «all’uso
a distanza di un secolo».
testi bodleriani sul poeta americano, è l’oc-
di ‘incrémentalisation paraphrastique’, e
Alla curatrice Cettina Rizzo spetta l’ar-
casione per rafforzare l’idea di un’attivi-
cioè ad alcuni veri e propri arricchimenti
duo compito di sviscerare i segreti delle
tà traduttiva tutt’altro che estemporanea
sul piano del significante e/o su quello del
Contrerimes di Paul Jean Toulet, la cui
e marginale, quanto semmai fondante l’in-
significato, non sempre però per rendere
traduzione manoscritta (Le Controrime,
tera poetica di Bufalino.
meglio il valore semantico di alcuni ter-
pubblicate da Sellerio nel 1981) è conser-
Simone Giusti
mini francesi, quanto piuttosto perché
vata negli archivi della Fondazione Bufa-
preferisce utilizzare un linguaggio perso-
lino a Comiso. Tra analisi stilistica, me-
nalizzato», coerentemente con quanto ac-
trica e tematica, Rizzo ci introduce così
FULVIO SENARDI, Aldo Nove, Col-
cade nelle versioni poetiche, decisamen-
nell’universo poetico dello stesso tradut-
lana «Scritture in corso», Edizioni Cad-
te sbilanciate dalla parte della lingua e
tore: «attraverso la diversa formulazione
mo, Fiesole 2005, pp. 166.
della poetica del traduttore (e per questo
dell’opera poetica di Toulet appare la vi-
si può affermare che Bufalino è un tradut-
sione del mondo di Bufalino, disincanta-
Dopo altre monografie focalizzate su
tore cibliste), e a un tempo stranianti, per
ta e schiva ma consapevole e curiosa, sem-
autori contemporanei, la collana «Scrit-
semicerchio
r i v i s t a d i p o e s i a c o m p a r a t a X X XIV 2 0 0 6
110
Riviste
Anterem
ture in corso» dedica ora un saggio di
dell’Uomo è antiquato, ma anche al-
2004), 70 Nozione di ospitalità (giugno
Fulvio Senardi ad Aldo Nove. L’aspetto
l’Orwell di 1984, lo scrittore riesce a sot-
2005), 71 L’ospite (dicembre 2005)
centrale intorno a cui si snoda il volume è
tendere alle storie una costante analisi
direzione@anteremedizioni.it.
il modo in cui questo scrittore dalla «crea-
antropologica ed ermeneutica, pur perfet-
tività innata e prorompente», sulla scena
tamente ‘mascherata’ e implicita sotto le
Tre numeri molto belli con miscellanee
letteraria italiana da dieci anni – da quan-
forme di una «cupa allegoria». Così si
di testi d’autore, in forma di poesia o di
do, nel 1996, esce la sua prima raccolta,
spiegano il senso e la riuscita delle sue
riflessione breve: segnaliamo sul n. 69 un
Woobinda – «su un terreno di confine tra
storie, che risultano libere sia da ogni
minisaggio di Brodskij su una poesia del-
metafora e ricordi, critica socio-culturale
palpabile appesantimento dottrinale e
la Cvetaeva tradotta da Elena Corsino, una
e nostalgia, si dimostra capace di mettere
moralistico, sia da un noioso e scontato
lirica di Paul Wühr tradotto da Riccarda
in rilievo le più inquietanti sfaccettature
‘realismo’. L’inchiesta sulla realtà e all’in-
Novello, una Friederike Mayröcker tradot-
del presente».
terno di essa, insomma, viene condotta
ta da Sara Barni e una di José Angel Va-
Sotto questo punto di vista Aldo Nove
tramite un’affabulazione dai toni fantastici
lente curato da Alessandro Ghignoli, ol-
– già come poeta (ancora con il vero nome
e trasfigurati sì, ma che non rinuncia alla
tre a una nota di Yves Bonnefoy sull’Oriz-
di Antonello Satta Centanin) in Tornando
funzione interpretativa della parola, alla
zonte; Wühr e Mayröcker tornano anche
sul tuo sangue e Musica per streghe, e poi
sua coraggiosa catabasi orfica. In questo
nel n. 71, insieme al grande Lezama Lima
come autore della raccolta di racconti
senso anche la poesia, dai primi versi alla
che abbiamo imparato a scoprire in un
Superwoobinda e di romanzi tra i quali
raccolta del 2003 Fuoco su Babilonia –
«Semicerchio» di qualche anno fa, a un
comparatistica
Puerto Plata Market, Bio, Amore mio in-
Poesie 1984-1996, «sfiora, salvandosi con
nuovo Ranchetti e altri autori di cui sem-
comparatistica
finito, La più grande balena morta della
una piroetta, una condizione di azzeramen-
pre la rivista riproduce la firma autogra-
Lombardia, di una riscrittura teatrale del
to funzionale»: non si accontenta di farsi
fa. Col n. 70 Anterem festeggia i suoi
Candido di Voltaire – si confronta con una
specchio di quello stesso mondo, ma di-
splendidi 30 anni.
produzione letteraria vastissima, europea
scende «nel frastuono della comunicazio-
e americana, incentrata su quei fenomeni
ne globale» per riemergere con una par-
di alienazione, violenza e volgarità, mer-
tecipazione e un rifiuto che si scambiano
BEST OFF. Il meglio delle riviste let-
cificazione e consumo tipici della società
labilmente i loro confini, tra ironia e gio-
terarie italiane, edizione 2005, a cura di
contemporanea, e con gli incubi, le rap-
co, amarezza e perplessità (come in Mondo
Antonio Pascale, Roma, minimum fax
presentazioni grottesche, i canoni esteti-
perfetto: «La nostra passione del linguag-
2005, pp. 262.
ci che la caratterizzano e che rischiano,
gio / ha già fatto un coperchio / che va alle
però, di comporre un orizzonte d’attesa
feste senza capire»).
Dove per ‘riviste letterarie’ si intende
ormai scontato e ripetitivo. Superfluo,
Nella più precisa analisi dei romanzi
riviste di narrativa (p. 7: «Volevamo pub-
seppure ovviamente citato, è anche il con-
condotta dall’autore della monografia,
blicare la migliore produzione narrativa
fronto con le categorie di ‘romanzo can-
infine, la posizione di Nove viene ulterior-
(in senso lato) uscita quest’ultimo anno su
nibale’ e di ‘postmoderno’. Nel presente
mente a definirsi e a trasformarsi, poiché
rivista»), e per ‘off’ si intende under-
saggio, invece, viene piuttosto messo in
si mette in evidenza come egli riesca a
ground. Le riviste sono Accattone, Cro-
evidenza come Nove sappia trasmetterci
porsi da punti di vista differenti e mai
nache romane, Il caffè illustrato, Carmil-
qualcosa di più originale, pur divertendo-
dogmatici che passano dall’antipatia/estra-
la, Una città, Ellittico, FaM (Frenulo a
si a inglobare – come altri – storie di or-
neità per i fantocci a cui dà la parola a una
Mano), Fernandel, Maltese Narrazioni,
dinaria fascinazione per Beautiful e per il
più partecipata analisi delle passioni, sia-
Nazione indiana, Nuovi argomenti, Lo
bagnoschiuma Vidal. Proprio per questo,
no esse quelle per l’Ikea e il Toblerone,
Straniero, ‘Tina.
nella prima parte del libro Senardi ha ri-
oppure l’amore per «quella troia di Mari-
tenuto necessario soffermarsi sulla «cifra
na», anche lei ‘impastata’ – «in una spe-
ideologico-stilistica» trasmessa dallo scrit-
cie di joyciano “caosmos”» – dentro «me-
HEBENON. Rivista internazionale di
tore, nonostante, a priori, possa sembrare
rengue, saridon, zanzare», oppure le os-
letteratura, a. X terza serie n. 5 novembre
paradossale riuscire a inquadrare tutto il
sessioni e i ricordi grotteschi di Amore mio
2005 (via De Gasperi 16, 10010 Burolo,
diffuso, dinamico e multiforme materiale
infinito. D’altronde, come conclude con
Torino).
che Nove riversa nei romanzi in una «for-
provocatoria ironia lo stesso Aldo Nove
ma» e in un’«ideologia» precise che lo
nell’intervista di Senardi posta alla fine
Sulla poesia segnaliamo una minianto-
definiscano. Si tratta, infatti, di un conte-
del saggio, citando Enrico Ghezzi: «Nel-
logia di Mikis Theodorakis di Crescenzio
nuto in gran parte autobiografico, ma sem-
la comunicazione, tutto ciò che non è
Sangiglio, un vivace saggio di Alessandro
pre trasfigurato da immagini simbolico-
amore è pubblicità».
Carrera su I poeti e la prosa del mondo,
allegoriche riferite alla società d’oggi in
Chiara Lombardi
la nota di Carlo Carlucci A proposito di
tutti i suoi aspetti più materiali, brutali e
un sonetto di Mallarmé da lui stesso poi
metamorfici.
tradotto, che propone una traduzione ita-
Laureato con una tesi su Antonio La-
liana del testo (la lirica sulla tomba di
briola, «studioso di Marx e delle sue teo-
Riviste
Allan Poe), un saggio su La valenza sce-
rie dell’alienazione e della merce intesa
nica del verso alfieriano di Andrea Laio-
come oggetto-feticcio», e da Senardi ac-
ANTEREM. Rivista di ricerca lette-
lo e un interessante lavoro sul personag-
costato a Marcuse e al Günter Anders
raria, V serie, nn. 69 Antiterra (dic.
gio marginale di Elpenore da Omero ai
r i v i s t a d i p o e s i a c o m p a r a t a X X XIV 2 0 0 6
semicerchio 111
Incroci
Riviste
tempi moderni (Joyce, Mc Leish, Seferis,
lavori presentati a un convegno organiz-
traduzione e creazione di cui la rivista di
Ritsos) di Crescenzio Sangiglio.
zato nel novembre 2003 dall’università di
Buffoni si è fatta portavoce dal 1989 ad
F.S.
Atene e dall’ICLA Research Committee
oggi. Seguono due interventi su traduzio-
on Central and Southeast European Litera-
ne e interculturalità. Nel primo, M. Lon-
tures su Cultural Transfer and Osmosis,
gobardi offre esempi di lingue metaseman-
INCROCI. Semestrale di letteratura e
Divergence and Convergence in Literary
tiche, immaginarie, nella traduzione dei
altre scritture, n. 10, luglio-dicembre
Canons and in Literary and Thetrical
loro autori (Gnòsi delle Fanfole di Fosco
2004, Bari, Mario Adda editore,
Traditions in Southeast Europe (18th-
Maraini, il persiano fasullo di un raccon-
www.addaeditore.it/incroci.
20th Centuries) per lo studio dei canoni
to di Landolfi e tutti i dialetti e le lingue
letterari e delle loro trasformazioni nel pa-
inventate dal filologo Tolkien per Il Signo-
Compie 5 anni con questo numero la
norama letterario e drammaturgico del-
re degli anelli); di traduzioni metamorfi-
rivista che presenta anche testi poetici con
l’Europa sudorientale. Segnaliamo la re-
che (Nuove stanze di Montale tradotta,
Esercizi per le dita della mano sinistra di
lazione di Péter Hajdu su Translation and
come è noto, da una lingua all’altra per
Gina Cafaro e un saggio antologico di
Canon Formation. The Canonisation of
tornare infine a un ‘originale’ mutato) e i
Vincenzo d’Amelj Melodia su La poesia
Greek and Roman Classics in Hungarian
risultati di un interessante esperimento,
di strada di Riccardo Mannerini. Nume-
Culture e, fuori dagli Atti, lo studio di Wang
fatto in ambito scolastico, di traduzione
rose invece le recensioni sulla poesia nel-
Ning su Canon Formation or Literary
omofonica, basata sull’evidenza dei suo-
la sezione «Schede». Va comunque men-
Revisionism. The Formation of Modern
ni, per cui alunni di terza media hanno
comparatistica
zionata la combinazione di saggio + rac-
Chinese Literary Canon.
prodotto traduzioni basandosi sull’auscul-
comparatistica
conto in Il racconto sociale nella narra-
tazione di un testo presentato come un
tiva algerina contemporanea di Kehgam
antico manoscritto in un idioma sconosciu-
Jamil Boloyan.
PELAGOS. Rivista di letteratura con-
to, che una loro compagna albanese ha
F.S.
temporanea e creatività, diretta da Um-
infine riconosciuto come la fiaba di Pol-
berto Piersanti, a. VIII n. 10, 2004,
licino nella sua lingua. Nel secondo, G.
www.edizioniquattroventi.com.
Rovagnati tratta della «Migranteliteratur»,
LO STRANIERO. Arte Cultura Scien-
ovvero degli autori di madre lingua non
za Società, a. IX n. 65, novembre 2005,
Opportuno editoriale di Piersanti con-
tedesca che vivono in Germania e scrivo-
Contrasto Editore, red. via degli Scialoia
tro le critiche a Luzi, che dopo la sua scom-
no nella lingua ospitante. Un lungo sag-
3, 00196 Roma, lo straniero@contrasto.it.
parsa acquistano un aspetto ancora più
gio di A. Bertoldo esamina le trasposizioni
grottesco, e sulla logica di squadra che go-
italiane di À Rebours di Huysmans met-
Rivista diretta da Goffredo Fofi, che
verna le numerose antologie di poesia
tendo a confronto le scelte dei traduttori
nell’editoriale prende posizione critica sul
uscite negli ultimi anni. Fra i poeti pre-
col testo originale. F. Buffoni rende omag-
«partito della satira» come surrogato di
sentati Isabella Leardini introduce sei new
gio a tre importanti personalità della cul-
un’azione politica autentica. Apre il nu-
entries con un suo giudizio critico, men-
tura italiana recentemente scomparse: a
mero una traduzione, senza testo a fron-
tre un saggio antologico è dedicato ad Ana
Giovanni Raboni, di cui pubblica una let-
te, di Sujata Bhatt, poetessa angloindiana
María Navales e un ricordo anch’esso an-
tera, un testo e una riflessione traduttolo-
«scoperta» per l’Italia da Andrea Sirotti
tologico a Fabio Doplicher. Salvatore Ri-
gica su Proust; a Agostino Lombardo, ri-
su queste pagine e nei suoi libri, questa
trovato interviene su La poesia nell’epo-
pubblicando alcune sue pagine su Amleto
volta tradotta da Paola Splendore. Molti
ca del «genocidio culturale».
e la traduzione del noto monologo dell’At-
gli interventi di argomento sociale o poli-
to III; a Mario Luzi, ricordandolo come
tico; nella sezione «Orizzonti», dedicata
traduttore, oltre che poeta, con la sua resa
a Questioni africane, si segnala un sag-
TESTO A FRONTE, Semestrale di
di una suite che Jorge Guillén inventò su
gio di Alessandra Di Majo su Chinua
teoria e pratica della traduzione letteraria,
una pagina di Bilenchi e con un articolo
Achebe.
diretto da Franco Buffoni, Allen Mandel-
sulla sua poetica firmato da Buffoni stes-
baum, Emilio Mattioli, n. 32, I semestre
so e da G. Donati. Ed inoltre: testi di Al-
2005, Milano, Marcos y Marcos, pp. 244,
fred Tennyson e di Arthur Hugh Clough;
NEOHELICON. Acta comparationis
A13,20.
la traduzione inedita della riscrittura del
litterarum universarum - Balcanica XXXI/
1920 di Franz Werfel del prologo delle
2, P.O. Box 245, H-1519 Budapest, Hun-
Emilio Mattioli apre il volume con uno
Troiane di Euripide; e il consueto quaderno
gary, jourbnals@akkrt.hu.
scritto Sulla funzione della traduzione
di traduzioni con testi, fra gli altri, di Pope,
letteraria ricordando alcuni momenti fon-
Blake e Rossetti.
Il numero contiene una selezione dei
damentali del dibattito sul rapporto fra
[A.F.]
semicerchio
r i v i s t a d i p o e s i a c o m p a r a t a X X XIV 2 0 0 6
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